
Eusebeia, i Giochi “alla Greca” dedicati all’Imperatore Adriano dal figlio adottivo Antonino Pio a Puteoli
Gli agoni “Italici, Romani, Augusti, Isolimpici”- gare atletiche, ma anche letterarie e musicali – fondati dalla città nel 2 a. C. in onore dell’imperatore Augusto, sono assimilati a quelli di Olimpia, i più importanti del mondo greco, ed il collegamento è sancito dall’invio nella città dell’Elide del regolamento del nuovo concorso, noto da una iscrizione scoperta nella stessa Olimpia. L’istituzione dei Giochi ha rappresentato una vicenda fondamentale nella storia di Neapolis e ne ha rafforzato ancora per alcuni secoli il carattere distintivo di polis greca (D. Giampaola).
Gli Italikà Rhomaia Sebastà Isolympia, in base alla politica culturale di Augusto, furono sacri agoni “alla greca”, non a caso istituiti a Neàpolis, città dalle profonde radici elleniche, amata dall’élite romana quale centro di svaghi e sede di note scuole di retori e filosofi. Secondo la tradizione ellenica, le attività che oggi definiamo sportive erano tripartite in: atletica leggera, atletica pesante e discipline ippiche.
Dal Regolamento e dalle iscrizioni degli scavi di piazza Nicola Amore è possibile ricostruire le discipline inserite nel programma dei Giochi.
Il programma dei Sebastà ci è noto da un’iscrizione frammentaria trovata ad Olimpia, che costituisce una copia del regolamento dei Sebastà, inviata al santuario olimpico. Le gare si svolgevano in due parti: la prima comprendeva agoni atletici ed equestri, la seconda gare musicali e drammatiche (Di Nanni Durante).
Inizialmente suddivisi in due categorie di partecipanti, in seguito le classi di età dei Giochi Isolimpici divennero tre: fanciulli, giovani e adulti, distinti tra politai (cittadini) e xenoi (stranieri), oltre a categorie speciali legate alle famiglie imperiali.
Per le gare ginniche, nello stadio, termine che indicava nell’antichità la distanza da percorrere nella Corsa e poi – per estensione – l’edificio che ospitava le competizioni, si disputavano diverse gare sulla distanza di uno stadio (circa 185 metri), il diaulo (doppio stadio), la corsa armata (oplitodromia) e il pentathlon (corsa, salto in lungo, giavellotto, disco, lotta). Non è citato nel Regolamento il dolichos, una corsa di fondo presente tra le discipline olimpiche e in genere nei concorsi panellenici, la cui distanza poteva variare dai sette ai ventiquattro stadi, cioè da poco meno di un chilometro e mezzo a quasi cinque chilometri. Negli Isolympia, si praticava una corsa acrobatica (apobàtes), consueta nei Giochi panatenaici, ed era prevista la partecipazione del sesso femminile.
Per l’atletica cosiddetta pesante il programma includeva la lotta, il pugilato e il pancrazio.
Infine, la lampas, o corsa con le fiaccole, antichissimo rito funebre tipico della cultura greca, che si praticava a Neàpolis dalle origini ed era stata istituzionalizzata nel V sec. a.C. ad opera del navarca ateniese Diotimo (lampadedromìa), fu inglobata nei Giochi Isolimpici.
Pur essendo un agone isolimpico, il programma ufficiale prevedeva numerose gare poetiche, musicali e teatrali, estranee alle feste olimpiche e probabilmente connesse all’influenza ateniese sulla città. Tale aspetto divenne una peculiarità degli Isolympia, che contribuirono a renderlo tra i più noti agoni di età imperiale.
Il programma artistico dei Sebastà comprendeva ben 11 competizioni: tromba; suonatori di cetra; suonatori di cetra del ciclo epico; suonatori di flauto pitici (che si ispiravano al mito di Apollo), corali o del ciclo epico; attori (o cantanti) di commedia; pantomimi; attori (o cantanti) di tragedia; diapanton (riservata ai vincitori di tutte le diverse gare musicali disputate in un concorso, e in cui probabilmente non si prevedevano distinzioni per specialità e classe di età; poeti lirici. (Di Nanni).
Nello stadio, termine che indicava nell’antichità la distanza da percorrere nella Corsa e poi – per estensione – l’edificio che ospitava le competizioni, si disputavano tanto le gare sulla distanza breve di uno stadio (circa 185 metri) quanto quelle di Fondo (dolichos), che prevedevano un percorso dai 1300 ai 4500 metri.
Vi era poi la corsa in armi (oplitodromia), specialità nella quale gli atleti gareggiavano muniti di elmo, lancia, scudo e, nella fase più antica, di schinieri. Era in origine collegata all’attività preparatoria della guerra e fu forse introdotta tra le gare olimpiche quando l’esercito oplitico (la fanteria) prevalse sulla cavalleria.
Infine, la corsa con fiaccole (lampadedromia), con singoli atleti o a staffetta, aveva un significato rituale e simbolico-religioso.
Le frequenti raffigurazioni di atleti, nudi o con le bende della vittoria, impegnati in tali discipline, ne attestano la diffusione ed importanza nell’antichità.

Il Disco consisteva, originariamente, in una massa metallica tondeggiante (dolos) che assunse la tipica forma circolare, che conosciamo (diskos: letteralmente oggetto che si lancia) intorno al V sec. a.C. Il disco era ispessito al centro per favorirne la presa e pesava circa due chili, con un diametro dai 17 ai 23 centimetri.

Il lancio del Giavellotto, legato in origine alla pratica della caccia e della guerra, era ritenuta la disciplina più completa, in quanto impegnava tutto il corpo. L’attrezzo era costituito da una lancia di legno, dritta e leggera, alta quanto un uomo e dotata di punta per conficcarsi al suolo o colpire un bersaglio. Diversamente da oggi, a metà dell’asta una cordicella (ankyle) consentiva all’atleta di imprimere all’asta un movimento rotatorio per allungarne la traiettoria.
Tanto il disco quanto il giavellotto venivano lanciati da una pedana (balbis); la tecnica ed i movimenti degli atleti sono ben documentati sia nella scultura che nella ceramica attica.

L’unica gara del salto conosciuta nell’antichità è quella del salto in lungo, praticato da fermo o dopo una breve rincorsa. Diversamente da oggi, l’atleta poteva aiutarsi con gli haltères, pesi in pietra o metallo, talvolta muniti di manubrio, che davano maggior slancio al corpo prima del salto.
La pista di salto era lunga circa 15 metri, ma, poiché gli atleti potevano superare tale misura, si è pensato che venisse praticato anche il salto triplo o addirittura quintuplo. Come oggi, la regola imponeva di non oltrepassare il punto di battuta, denominato batèr.

Il pentathlon antico era costituito dallo stadion, lungo, disco, giavellotto e lotta, che rappresentavano l'equilibrio e l'armonia dell'animo greco e del perfetto atleta e militare.

Questa antica disciplina era l’unico sport pesante incluso nel pentathlon. Gli atleti si affrontavano con tecniche diverse, spesso all’impiedi, su una base riempita di sabbia. La vittoria toccava all’atleta che atterrava tre volte l’avversario, costringendolo a toccare terra con qualsiasi parte del corpo.

Considerata tra le discipline più interessanti e spettacolari degli sport pesanti, il pancrazio consisteva in una combinazione di lotta e pugilato, che si combatteva a pugni chiusi ma senza cesti, mentre era consentito praticamente ogni tipo di colpo.
Gli atleti gareggiavano con il capo rasato ed il corpo unto di olio e cosparso di polvere di pomice o sabbia, da raschiare al termine dell’incontro con lo strigile.

Il pugilato è fra le discipline olimpiche più antiche. Gli atleti, con le mani e i polsi protetti dal ‘caestus’, si sfidavano alla presenza di due arbitri o allenatori. I cesti – gli attuali guantoni – si andarono perfezionando col tempo, in connessione con l’evoluzione della tecnica. Così, le strisce di cuoio furono foderate all’interno e rinforzate all’esterno, introducendo, a partire dal III sec. a.C. uno spesso anello di cuoio rigido che lasciava scoperte le dita. Tale anello, in epoca romana fu reso più offensivo con l’aggiunta di piombo e talvolta di punte metalliche.
Diversamente da oggi, l’incontro non prevedeva interruzioni e si concludeva solo quando uno dei pugilatori atterrava l’avversario.

Negli agoni antichi le gare con cavalli godevano di un vasto pubblico. Le più note erano la Corsa dei carri e la Corsa con i cavalli montati.
La Corsa dei Carri, che la mitologia voleva ideata da Prometeo ed Erittonio, per i considerevoli costi di mantenimento delle scuderie e dei cavalli conservò sempre un carattere aristocratico e si svolgeva nell’ippodromo.
La Corsa con i cavalli montati si svolgeva il secondo giorno e prevedeva che il fantino, vestito del solo perizoma, montasse il cavallo senza sella e staffe ed aveva spesso carattere acrobatico.
Negli Isolympia si praticava anche una corsa acrobatica (apobàtes), consueta nelle Panatenaiche, in cui l’atleta doveva discendere e risalire dal cavallo in corsa, unendo velocità ad agilità.
Al di fuori delle discipline incluse nei concorsi olimpici, vi erano altre antiche arti, che rientravano nell’addestramento e nella pratica militare.

La spada era, con l’arco e la lancia, una delle armi più tipiche per il combattimento nell’antichità.

Il tiro con l’arco non rientrava tra le discipline olimpiche, ma tale antica disciplina, connessa evidentemente con la caccia e la guerra, è in modo insuperabile raffigurata nel frontone del Tempio di Egina e descritta nei versi dell’Odissea omerica.

Sebbene non risultino gare di sollevamento pesi, certo pensando ai miti greci non possono non tornare alla mente Atlante, costretto a sostenere il mondo, ed Eracle, l’eroe più forte dell’antichità, le cui raffigurazioni plastiche, appartenenti alla Collezione Farnese, fanno bella mostra di sé nel Museo Archeologico di Napoli.
Sport e Arti in un evento unico che affonda le sue origini nella storia e identità di Neàpolis.
Competizioni sportive ed artistiche per Scuole e Giovani Talenti e inoltre conferenze, laboratori, spettacoli, rievocazioni.
Mancano all’evento

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Nel 2019 Isolympia è stata inserita quale evento collaterale ufficiale delle XXX Universiadi estive

Nel 2017 ha rappresentato Isolympia presso Antica Olympia in Grecia
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